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Irriducibile omino di ferro
hai legato il vuoto
slegato il pieno
e sei morto nella tua legge
Emi Pecorini

Per Giancarlo.
Ricordo le estenuanti sedute di riprese con Giancarlo, soprattutto per le opere più difficili ed enigmatiche: fino a quando non si riusciva, con la luce, a far emergere con il mezzo fotografico l’idea che aveva in mente non mi mollava. Era come un gentile mastino, gentile ma che non lasciava il polpaccio addentato.
E poi il suo modo di calarsi nei labirinti degli artisti, aiutando a riportare in superficie rivoli insospettati; talvolta, come nel mio caso, intere fiumare.
Roberto Goffi

Guardare un quadro, una scultura, poteva significare un perdersi che non conosceva limiti di tempo, distillando lentamente le parole con le quali ti partecipava la lettura e l’attraversamento dell’opera. E la parola doveva avere il suono esatto di quel segno, di quel colore. Non poteva essere un’altra. Amava soprattutto le opere di artisti laterali rispetto al sistema ufficiale e non conformi al pensiero unico del presente.
Sandro De Alexandris

Defilato, tenace, sistematico esploratore di valori artistici estranei al clamore degli attualismi. Tempi lunghi e indecifrabili distanze, non è stato mai facile accedere alla soglia dei suoi pensieri. Tra ombrose memorie e lampi imprevedibili Giancarlo ha inseguito il manifestarsi di un’arte del profondo. Ha distillato e fatto vivere le opere degli artisti preferiti nell’inflessibile purezza della sua dimora espositiva, misurando il peso dei vuoti con un velo di rigorosa felicità che è impossibile dimenticare.
Claudio Cerritelli

L'elemento più significativo e formativo della mia esperienza di collaborazione con Giancarlo è sicuramente il fatto che le mostre con lui allestite sia presso la sua galleria che altrove, fossero soprattutto una palestra fondamentale per capire cosa voglia dire “appoggiare" - questo è un termine suo - un'opera nello spazio. I tempi lunghi passati davanti alle opere, considerarne il “peso", i valori cromatici compositivi, le dimensioni, per individuare, nella serie, la loro giusta collocazione nello spazio sono i ricordi migliori dei momenti passati con lui. Lo stesso vale nel puntamento delle luci, entrambi convinti che questa non fosse una variabile indipendente, bensì l'elemento critico qualificante per indirizzare la corretta lettura dell'opera stessa.
Grazie Giancarlo per questi momenti.
Carlo Viano

Giancarlo Salzano!
E cioè Carol Rama
Lea Vergine
Emi Pecorini…

Un mondo di stravaganti, intelligenze non comuni… Far parte di questo mondo non era per tutti, una ristretta cerchia di "matti" con garantito particolare DNA.
Per me "accettato" era come se fossi entrato in un fantastico sogno e così l'ho vissuto. Giancarlo, Carol, Paolo Fossati, Corrado Levi, Edoardo Sanguineti… che contaminazioni… che esperienze… che letture… che viaggi mentali… che conoscenze... che caratura… che caratteri… "Pezzi da novanta"…
…Mi pare di sentire ancora la tua rassicurante risata…
Sante Prevarin

Quando venivo a Torino andavo sempre a trovare Giancarlo, l’amico, il gallerista, la mostra in corso ed un lungo scambio di idee a scoprire i lavori esposti, a raccontare di quadri, di sculture, di artisti e di amici. Ora non più: la finestra è buia, sbarrata. E a tutti manca quello splendido riferimento.
Adriano Campisi

E' difficile per me separare l'immagine di Salzano da quella della galleria che per molti anni è stata la sua ragione di vita e il luogo dove la sua passione e il suo amore per l'arte si sono materializzati. Un esempio unico, credo, per il rigore delle scelte, per la qualità delle opere esposte e per la cura nella presentazione per cui spesso la mostra diventava lei stessa un'opera d'arte. Ricordo le mie visite in galleria, seduti nella saletta in fondo davanti a un bicchiere di vino bianco, o assieme di fronte alle opere. Raramente i nostri giudizi erano divergenti, ma mentre io sapevo a mala pena giustificarli, Salzano riusciva a estrarre dall'opera significati reconditi e io mi sentivo trasportato dal suo eloquio ai limiti e oltre della mia capacità di comprensione. In quei momenti i suoi occhi brillavano, e il suo sorriso un pò ironico si vestiva di accenti di umana simpatia.
Alessandro D'Adda

Definiva “preziosi” i suoi artisti; ma quello davvero prezioso era lui. Giancarlo Salzano è stato un gallerista molto particolare, “unico”, per gli artisti con cui ha lavorato; ma ha svolto un ruolo assai “prezioso” per tutti coloro che – collezionisti, critici, semplici curiosi a qualunque titolo del difficile e strano mondo dell’arte – entravano nel magico spazio della sua galleria: bastava essere capaci di ascoltarlo e di lasciarsi prendere dai viaggi che la sua mente e il tono delle sue parole distillate, così lievi eppure pesanti nella loro precisione persino ferrigna, riuscivano ad intessere, creando aeree ed ardite figure che parevano librarsi fin lassù – quasi fossero concetti-aquiloni, o diramati abbozzi di sequenze un po’ narrative e molto affabulatorie – in quella porzione di cielo che si vedeva dalla sua finestra, sopra la vibratile facciata di Palazzo Carignano. Interlocutore prezioso ed ospite squisito, era il nostro Giancarlo: accogliente e gentile, ti lasciava guardare rispettando i tuoi tempi ed i tuoi modi, accennando appena qualche cortese parola che ti faceva intendere che lui era lì per te; non per forzarti a parlare, ma solo per rispondere ai quesiti che tu avessi eventualmente avuto da porgli. Ma era facile capire che non aspettava altro che regalarti il suo tempo e la sua suadente e profonda cultura di sensibilissimo amante dell’arte e degli uomini interessati a tutto ciò che è meritevole di autentica attenzione, per il valore e la bellezza vera che ha. Le doti che aveva e le generosità che prodigava erano le più preziose: quelle che il denaro non può comprare. Per questo a molti sembrerà paradossale che abbia fatto il gallerista; invece è giusto che l’abbia fatto e in una maniera così straordinaria: proprio perché non lo faceva certo per soldi, ma per la profonda idea che aveva dell’arte e per l’altissimo scopo che assegnava al suo ruolo. Verrebbe da dire che fosse un uomo d’altri tempi, ma solo perché nulla egli aveva dello stolido squallore che ora contraddistingue quelli che stiamo vivendo. Aveva idee e gusti assai netti e precisi, ma con l’innata eleganza di non volerli mai imporre. Gli piaceva scoprire il pensiero dell’interlocutore e – messolo comodo, con in mano un calice di un buon vino fresco e lievemente spumeggiante – cominciare a intessere un tappeto volante intrecciandolo con i suoi orditi di pensieri tanto lievi quanto acuminati. Da quando ero tornato a Torino, agli inizi degli Anni Ottanta, le ore trascorse nella sua galleria sono state fra le più piacevoli che mi sia capitato di passare, in una atmosfera distesa ed insieme di tesa e brillante intelligenza. Con lui si parlava francamente, e certo non si ignoravano gli aspetti “reali” del mondo artistico e delle tante figure che vi si aggiravano, comprese quelle di alcune “celebrità” dalla penosa vanagloria: ma solo per sottolineare la netta distanza che entrambi volevamo tenere da quell’immondo verminaio. Poi tornavamo subito a ragionare di ciò che più ci interessava, delle vere ed autentiche qualità che sgorgavano dall’arte e dagli artisti e dalle opere, quando essi sono degni di essere definiti tali. Ho conosciuto poche persone che fossero in grado, come lui, di “creare” uno spazio fisico e mentale attorno al lavoro di un artista, dandogli il giusto respiro per farlo risaltare nella maniera migliore. Ancora oggi mi accade sovente di osservare un’opera e di chiedermi quale sarebbe il suo parere. Mi manca il suo sguardo e l’incrocio delle menti che si realizzava nell’infilata di quelle stanze – linde e chiare, ben illuminate e ricolme di quiete – in un magico ammezzato che sembrava fatto apposta per accogliere “il bello”; da cui era così bello volare così alti, con un simile impareggiabile compagno.
Piergiorgio Dragone
in memoria di Giancarlo Salzano
Galleria Salzano Testimonianze

Giancarlo, affabulazioni senza tempo, un bicchiere di bianco, qualche sigaretta, di fronte i pennacchi indiani di palazzo Carignano (me li ha fatti conoscere lui), qua e là nella sterminata prateria della conoscenza, guardo l'orologio sono passate alcune ore.
Giorgio Griffa

Se penso al nome di Giancarlo Salzano mi vengono in mente due uomini.
Il gallerista storico, l’intellettuale che ha rappresentato la memoria di un periodo eccezionale dell’arte ma soprattutto della cultura, in cui arti-politica-società erano un unico corpo pulsante che si incontrava, pensava, creava pensiero e idee. Che faceva, era cultura. In città le sue gallerie sono state vene di scorrimento della storia dell’arte contemporanea. Spazi che erano pubblici e privati insieme, luogo di ritrovo per intellettuali e amici, artisti.
L’uomo meraviglioso, affascinante, che tanto mi ha raccontato, spiegato, fatto conoscere. Mi accoglieva, e mi offriva, non mi insegnava mai, valorizzando quelle che erano le mie qualità e insieme facendomi scorgere, in punta di piedi, quelle che, invece, erano le mie lacune e debolezze. Una persona generosa con una sensibilità acuta e umana, coltissimo, che ti presentava una mostra e intanto ti portava in giro per il mondo, avanti e indietro. E poi ti offriva da bere. E una sigaretta. Ero felice quando andavo a trovare Giancarlo.
Olga Gambari

Giancarlo ha dato visibilità al mio lavoro negli anni '90. Di questo gliene sarò sempre grato. In quegli anni che ho avuto la fortuna di frequentarlo ho potuto apprezzare le sue doti intellettuali ma soprattutto la sua sensibilità e disponibilità ad ascoltare. Non dimentico i racconti sugli artisti che conobbe ed il suo amore per la pittura. Ha vissuto con grande convinzione le cose che amava sinceramente.
Beppe Graneris

Giancarlo, penso ad un pomeriggio di maggio nell’81 nello “scrigno" di piazza Carignano, eri seduto con la sigaretta in mano, osservavi le installazioni e le opere appese alle pareti, parlavi con elegante sapienza e necessaria ironia addentrandoti nei significati più reconditi del mio fare, rimasi stupito e affascinato dalla tua dialettica. Erano presenti anche gli amici Francesco Bartoli e Gino Baratta e penso ai dialoghi così preziosi per le vostre grandi doti intellettuali e la squisita sensibilità. In quel pomeriggio mi hai regalato momenti di grande illuminazione e arricchimento personale.
Carlo Bonfà

Ho conosciuto Giancarlo nel 1970, me lo presentò come "fenomeno" Aldo Passoni, allora Direttore della Galleria D'Arte Moderna di Torino. Mi resi subito conto di trovarmi di fronte a un UFO. Intollerante verso ogni Accademismo, aveva sempre una sua particolare visione delle cose. Un personaggio alla Persico, intelligenza rapida, colpo d'occhio, dissipatore di discorsi straordinari ,impossibili da scrivere, il tono della voce sosteneva tutto, anche impossibili da registrare perchè un qualsiasi mezzo presente lo avrebbe infastidito, immaginiamoci poi da filmare, niente, Giancarlo era lì, bicchiere di bianco in mano, sigaretta e il telefonino chiuso in un cassetto da qualche parte. Odiava esser testimoniato, che bisogno c'è, se vi interessa quel che dico ve lo ricorderete! Pur in ristrettezze economiche ha rifiutato mostre di grandi nomi che l'avrebbero tirato fuori dai guai. Non sopportava sentir parlare di mercato e di aste. Forse non era un "gallerista", molto probabilmente era un artista.
Gianni Del Bue

Giancarlo aveva la capacita di farti sentire bravo, interessante, importante. Nell'incontro con lui il tempo era sospeso, gli appuntamenti seguenti cancellati, vivevi il momento indefinitamente, leggermente inebriato. La sua capacita di commissionare un lavoro stava nella chiarezza con cui esprimeva cio che voleva e questo rendeva possibile il raggiungimento dello scopo. Poi tutto si risolveva al meglio,il suo sorriso smagliante mi avvolgeva, mi spronava, il lavoro si realizzava. Scendendo le scale non riscontravo alcun rammarico per il tempo trascorso, la giornata procedeva bene, ero come riscaldato. Ora mi manca come amico, come interlocutore colto, come teorico. È vero che siamo sempre diversi a seconda delle persone a cui ci riferiamo. Giancarlo sapeva estrarre il meglio.
Antonio Rava
Galleria Salzano Testimonianze
Galleria Salzano Testimonianze

Affrontava i temi dell’arte e della vita senza condizionamenti, con libertà e sottile ironia.
Le sue visite nel mio studio sono state occasioni irripetibili per riscoprire attraverso il suo sguardo e le sue parole, il mio stesso lavoro.
Giancarlo è stato un gallerista unico per sensibilità e cultura.
Credo che tutti gli artisti che hanno collaborato con lui, così come i suoi amici, abbiano ricevuto un grande arricchimento interiore.
Marina Sasso

Negli anni settanta ho conosciuto Giancarlo, avevo 18 anni e preparavo la mia prima mostra personale. Lui mi ha scritto il testo.
Da li in poi per quasi quarant'anni un rapporto di amicizia e di lavoro.
Mi manca l'amico e il suo incomparabile sguardo sull'arte.
Grazie Giancarlo.
Dino Arnese

Giancarlo parlava di tutti noi con mistico rispetto, come Jin erranti tra le rovine di un'arte senza luce... mai diceva cose che non fossero di totale ammirazione... sottolineava, rimarcava, abbelliva i caratteri... interiorizzava le nostre opere proponendole filtrate dalla purezza del suo cuore...
Giorgio de Silva

E quale incontro tra spiriti “diversi" poteva essere più felice di quello tra Giancarlo e Carol Rama? Con Carol Giancarlo rideva, pensava, fumava, lavorava, faceva nottate; con Giancarlo Carol ragionava, vedeva, lavorava, viveva. Dai loro incontri opere memorabili.
Cristina Mundici

Sono salita alla galleria con la sensazione che l'impulso regalatomi da Lea Vergine, per recarmi da Salzano, fosse giusto.
Giancarlo mi aspettava serio ma non infastidito.
Il discorso andò da tutte le parti, toccò i punti importanti del mio fare, e ci accordammo per una mostra.
Da allora il dialogo telefonico, condotto settimanalmente, si è andato sviluppando e non si è mai interrotto.
Ancora è un mio referente: per me Giancarlo è presente.
Rosanna Rossi

Con Giancarlo sentivo di poter condividere molti dei miei pensieri intorno all'arte e alla cultura. Provavo una profonda ammirazione per la lucidità del suo pensiero, nonché per la assoluta originalità con cui sapeva guardare un'opera, fuori dagli schemi consueti. Ne ammiravo inoltre il coraggio e la completa autonomia nelle scelte, che erano sempre disgiunte dalle imposizioni delle varie mode culturali. Gli sono grata per avermi offerto la possibilità di percorrere insieme a lui un breve, ma prezioso, tratto di strada.
Sonia Costantini

Con la finestra ostinatamente chiusa, la Galleria di piazza Carignano 2, ci manca. Prima, la luce sempre accesa, ti diceva che Giancarlo era là e ti avrebbe accolto con calore e ti avrebbe sommerso di parole e ti avrebbe parlato dei Suoi Artisti e delle Sue Creature. Curatissime nei dettagli, dalla scelta delle opere ai titoli, dai cataloghi ai depliant, fino all’allestimento: un rituale che compiva con passione, per ore, alla ricerca dell’equilibrio perfetto fra pieni e vuoti. Erano la Sua Opera. Creature che aveva visto nascere e crescere e dalle quali credo provasse grande sofferenza separarsene. La frequentazione della Galleria, un non luogo sospeso nella luce, permeato di Anticonformismo e di Cultura, dove grandi Artisti, maestri e amici, compagni di viaggio, erano di casa, è stata altamente formativa, opportunità culturale ineguagliabile, fonte di stimolo e di confronto, occasione di incontri profondi e significativi. Quella di Giancarlo, gallerista e amico pungente e provocatorio, è un’assenza che sarà difficile colmare.
Alma Zoppegni

Mantova; agosto 1958. Pomeriggio sul lago con gli amici; poi in piazza Sordello al piccolo bar (detto Cafedin) a tirare l’ora di cena. Seduto all’aperto guardo la piazza: una spianata di sassi, e, là di fronte, il Ducale, il palazzo dei Gonzaga. Sotto il portico interiore del palazzo una signora e un ragazzo parlano. La signora è molto conosciuta in città perché insegna lettere al Liceo Classico. Dopo una decina di minuti, la signora si avvia verso il passaggio che porta al giardino dietro il palazzo; il ragazzo invece attraversa la piazza puntando dritto verso di noi, verso il Cafedin. Qui appoggia una cartella su un tavolino, ordina un caffè e si siede.
Dopo una mezz’oretta io vado a casa. Quando torno, il ragazzo sta chiacchierando con Claudio, un caro amico chiamato da tutti Chopin perché da piccolo suonava la fisarmonica. Noto che Claudio si rivolge al ragazzo chiamandolo Giancarlo.
Dopo la chiusura del bar Claudio va a dormire: al mattino ha del lavoro da fare. Io e Giancarlo facciamo due passi sotto i portici del Broletto. In piazza Mantegna ci sediamo sulla gradinata della basilica di Sant’Andrea, famosa opera dell’Alberti. Qui gli chiedo cosa fa, se studia… Mi spiega che legge molto, che l’Università sarebbe per lui una perdita di tempo, che sta scrivendo delle cose… (Non mi dice che ha pubblicato due racconti e che ne sta scrivendo un altro). Poi accenna delle cose su Kafka, sulla sua scrittura, e sulle "Elegie Duinesi" di Rilke. Ma capisce subito che la letteratura e la scrittura non sono il mio forte. E allora, sentendo che faccio pittura all’Accademia di Bologna, sorprendendomi un po’ porta il discorso sull’Informale. Parliamo di quest’arte fino alle due di notte. Poi, stanchi e assonnati, andiamo a dormire.
La sera dopo rivedo Giancarlo al Cafedin. Io lo saluto, lui mi saluta: amichevolmente, fraternamente.
Gianni Madella
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Giancarlo Salzano s’è spento.
Una finestra illuminata fino a tardi al mezzanino di Piazza Carignano 2, proprio sopra al Ristorante del Cambio: ormai da un anno resta spenta. Critico d’arte e curatore più che mercante, Salzano è stato per oltre trent’anni il mentore di tanti artisti contemporanei torinesi e non solo. Nel suo candido spazio espositivo contiguo al Teatro Carignano, hanno esposto pittori “preziosi" - lui diceva con la sua prosa forbita e puntuale - come Sandro De Alexandris, Lea Gyarmati, Sonia Costantini, Emi Pecorini, la cagliaritana Rosanna Rossi, il giapponese Katsutomi, e anche la scultrice Marina Sasso. Per Salzano erano anzitutto degli amici, con i quali restava a lungo a parlare la sera, sorseggiando prosecco ghiacciato e fumando insieme ai più sensibili collezionisti torinesi che da Giancarlo compravano ben consigliati, e a quel cenacolo partecipava quand’era di passaggio a Torino la critica d’arte milanese Lea Vergine, amica stimatissima alla quale lui dava sempre ostentatamente del Lei.
Salzano aveva rilevato nel 1980 quell’elegante withe cube da Luciano Anselmino (altro gallerista geniale morto assai giovane) e aveva avuto come assistente Guido Carbone, gallerista talent scout di tanti giovani artisti torinesi, anch’egli prematuramente deceduto. Chi scrive deve a Salzano un aiuto determinante per la curatela della mostra antologica di Carol Rama alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nel 2004. Grazie caro Giancarlo!
Guido Curto

Ho conosciuto Giancarlo Salzano nella sua galleria, intorno al 2005. Ero stata accompagnata in quel particolare luogo, affacciato su una delle più belle piazze di Torino, dal comune amico Sandro De Alexandris. Siamo stati insieme qualche ora. Abbiamo anche pranzato in un vicino locale. Salzano mi ha accolto con gentilezza e naturalezza. Gli ho chiesto di parlarmi di un’artista che amo particolarmente, Carol Rama e lui ha iniziato a parlarmi di lei, del suo lavoro, di un clima culturale. Mi ha raccontato di una Torino che non c’era più, di Carlo Mollino. Mi ha aperto dei mondi, mi ha suggerito delle immagini.
Angela Madesani

Ormai sono passati 40 anni, era l’aprile del 1972. Noi ci siamo conosciuti insieme con Aldo Passoni, Giancarlo allora era un giovane aspirante critico d’arte, viveva anche come assistente personale di Passoni. Era molto vivace, sovente girava Milano, Genova, Bologna, alla ricerca delle sue fonti. In quelle occasioni spesso voleva che lo accompagnassi. Grazie a questo ho conosciuto tante valide persone. Mi regalò anche il suo primo libro, appena uscito, su Andy Warhol, che mi ha colpito per la ricca lettura peculiare. A proposito della sua qualità di critico d’arte, mi piace molto il testo critico scritto su di me in occasione della mia mostra del ’78, costruito su Il Castello di Kafka. Se avesse camminato su questa strada, magari avrebbe avuto ancora più grande felicità.
Horiki Katsutomi

Di Giancarlo ricorderò soprattutto i meravigliosi viaggi compiuti insieme, seduti uno di fronte all’altro alla sua scrivania in piazza Carignano. Da Berlino allo Yucatan via Brennero, dall’Africa nera ad Amsterdam: si parlava di donne e motori, Steinberg e Kiefer. Rientrato da un viaggio in Siria raccontavo di Palmira e lui voleva sapere degli occhi delle siriane mentre prendevamo l’aperitivo sincronizzati “sul fuso orario di Aleppo". Ora vorrei tanto raccontargli di Samarcanda, delle cupole di Tamerlano, e di Lilia, la guida tartara che aveva studiato a Siena, vincendo l’opposizione della mamma, terrorizzata dall’Italia “dove sono tutti mafiosi". Ma non c’è più tempo.
Bruno Orlandoni

Spesso sorprendente, raramente sorpreso, comunque con l’arguzia in canna Giancarlo Salzano. Prontamente innestata con graffiante naturalezza nello sfilacciarsi di argomentazioni e progetti in ovvietà per copia conforme, corrosiva e invogliante rabdomante di complicità d’intenti e operative vestendo l’esortazione di Oscar Wilde: “Siate imprevedibili, magari la gente non vi sopporta ma non vi dimentica mai”.
Ferdinando Albertazzi
in memoria di Giancarlo Salzano


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