in memoria di Giancarlo Salzano
in memoria di Giancarlo Salzano
Per un'assenza in memoria di Giancarlo Salzano Biografia in memoria di Giancarlo Salzano Bibliografia in memoria di Giancarlo Salzano in memoria di Giancarlo Salzano in memoria di Giancarlo Salzano Testimonianze in memoria di Giancarlo Salzano Contatti
in memoria di Giancarlo Salzano
in memoria di Giancarlo Salzano
Marina Sasso
Opere 1992/2002

Testo di Claudio Cerritelli

In questa mostra scelta da Giancarlo Salzano la regia degli spazi da toccare e il contrappunto delle singole opere rivela una serie di considerazioni sul modo di “far capire la scultura" che sono interne al lavoro dell’artista e, proprio per questo, ne esaltano la compostezza e la complessità, il misurato equilibrio e il turbamento percettivo, la capacità di approfondire lo spazio dal punto di vista della superficie. Lievi magnetismi segnano il percorso delle forme, sensibili corrispondenze tra le singole opere, come avviene tra la grande “geometria d’ombra" che spazia nell’ambiente e le “piccole architetture" sospese nel silenzio della parete. La verità dell’allestimento supera le distanze convenzionali, esprime in tal senso il desiderio di sentire il luogo della galleria come dimora poetica dove lo spettatore esplora i tagli e le modulazioni dei piani, i punti di ombra e di luce, le dimensioni contrapposte dei volumi, il peso variabile delle materie, gli equilibri possibili e il divenire dei ritmi spaziali. Fino a veder realizzata nella mostra una vera e propria coincidenza degli opposti: dal “Piccolo arco" (1992) ai dilatati “Percorsi dell’astrazione" (2002), per tornare alla misura concentrata di “Musicale" (2001), tutta giocata sulle intime sonorità della terracotta che stringe nella sua morsa un frammento di metallo. Vale a dire: distanza di tempi, di materie, di pesi e di ingombri percettivi, diverse facce della scultura che si fronteggiano a distanza di anni, da un dettaglio posto sulla parete alla parete stessa, fino all’attimo musicale che trasforma la materia in una nota leggera. L’attenzione di Sasso si muove dalla contemplazione dell’oggetto plastico allo spazio della scultura che coinvolge lo spettatore nella dimensione reale, nel senso che l’idea di soglia non è più rappresentata ma concretamente realizzata nell’immagine ambivalente del muro e della porta che si erge davanti a lui, misurandone il passo. Il legame dell’artista con le materie, la profonda passione che sostiene la costruzione e la disposizione delle forme, l’emozione con cui i pensieri si fondono nel valore tattile delle superfici sono la condizione che permette di osservare le opere come luoghi che producono, nel loro stesso farsi e sospendersi, il mistero del linguaggio scultoreo. Si tratta di un mistero conoscitivo che domina tutto l’arco di ricerca di Marina Sasso, un impegno che sta nell’etica del fare come processo di decantazione della forma, di rigorosa selezione dell’immagine naturalistica che, pur attraverso l’azzeramento delle avanguardie astratte, è tesa a salvaguardare l’origine di ogni sguardo possibile. Con “pagine di natura" (2000) siamo nella memoria del paesaggio, nel cuore di un’immagine che trattiene nelle forme controverse delle superfici l’atmosfera metallica e la pregnanza livida della luce, lo stupore dell’aria che per un attimo sembra fissare per sempre la visione. Silenzio, stasi, attenzione, attesa: sono alcuni stati mentali ed emotivi che superano il tempo quotidiano e sostengono, interiormente, il primordio plastico di queste forme meditate e discrete, assolute.

Foto: Pino Dell'Aquila
in memoria di Giancarlo Salzano
- Cookie Policy -