in memoria di Giancarlo Salzano
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Horiki Katsutomi
Storia della vera croce 1984/1987
Scritti scelti 1972/1977


Testi di Gino Gorza, Andrea Balzola, Gino Baratta, Giancarlo Salzano, Francesco Bartoli e Pino Mantovani

Preparativi ininterrotti di un viaggio
Per Horiki Katsutomi
Giancarlo Salzano 1977

Dipingendo come se tutto fosse pressione, atto ed urgenza del premere, interrogazione sempre; non il «qui usura» ma un luogo tutto dell'interrogazione, del premere che è interrogare sempre nell'usura, nell'eccesso. Allora tele bianche o nere, che restituiscano intatto lo splendore della seta, dove l'impronta che è scoperta identità, si è dispersa come crescita durante e insieme di uno stesso luogo enigmatico che affonda e emerge; dove uno astuto sigillo ha eluso l'ingombro addossato del corpo, garantendosi così un suo testimone differente, un altro se stesso interrogante; ecco: un messaggero più convincente cui affidare il misterioso cartiglio. E dove condurre, adesso, questo dito sottratto se non al luogo intuito dei segnali, al villaggio riemerso dove tutto è additare, indicare, al luogo di percorsi, degli itinerari, del viaggio incipiente? A questi brani consunti della grande griglia era rivolto il desiderio: ai suoi visibili centri dove si montano i segnali, adiacenze già desideranti di quei centri, al villaggio, dunque dei provvisori contatti vagheggianti di altri segnali. E le impronte sono indizi: di sentieri possibili, di svolte calamitanti, di itinerari perennemente accennati. Di che cosa parlano di fatti i segnali, mostrandosi l'un l'altro, nell'inerzia disperata dei collegamenti, se non del viaggio, del progetto sempre contiguo e lontano che porta a un Castello, ad una impronta differente, a quel rivelato centro più luminoso? L'impronta è separazione, amputazione originaria, del corpo; dunque, quel Castello, non è forse qui il sogno accecante di una mano restituita intera a se stessa dall'ombra raggelata di tante cartilagini? e la sua luce non è forse un aspirare, un risucchiare continuo la ruota recisa delle membrane affioranti? L'impronta è crescita deviante del significato: il volo precario del messaggero del cartiglio forse alludeva a distanze irradianti, ma il suo luogo reale è il villaggio delle congetture, delle ipotesi di uscita, dei contatti bisbiglianti. Ogni verificabile «grazia» appartiene a una finzione: a un viaggio che si compie da fermo, all'intensità di pensare un viaggio, un Castello. Dipingendo allora: che cosa, se non preparativi ininterrotti di un viaggio?

Foto: Roberto Goffi
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