in memoria di Giancarlo Salzano
in memoria di Giancarlo Salzano
Per un'assenza in memoria di Giancarlo Salzano Biografia in memoria di Giancarlo Salzano Bibliografia in memoria di Giancarlo Salzano in memoria di Giancarlo Salzano in memoria di Giancarlo Salzano Testimonianze in memoria di Giancarlo Salzano Contatti
in memoria di Giancarlo Salzano
in memoria di Giancarlo Salzano
Lynn Hally Olivetti
Opere 1976/1988

Testo di Giancarlo Salzano

L’albero racconta perché non ha fruttificato. Il poeta racconta perché i versi sono diventati brutti. Il generale racconta perché si è perduta la guerra.
(Bertolt Brecht)

1976/1988: l’itinerario scelto da Lynn Hally per questa mostra, ingresso discreto tra gli affreschi dello Spanzotti di questa preziosa S. Bernardino di Ivrea, condensa in alcuni passaggi (dal bricolage New York del ’76 a Trittico ’88) i momenti più intensi del suo lavoro pittorico.
New York/76 dichiara tra parentesi un omaggio a Garcia Lorca. L’opaco glutine di una scatola di fiberglass ironizza una mappa di dorate stagnole cui fa da cornice l’iconografia iterativa di un domestico bestiario. L’immagine di apparente naivité si altera nella scelta citativa: la voce del poeta cui si richiama è infatti quella aspra ed esiliata del catalogatore degli appetiti e dei macelli newyorkesi.
Ecco Lynn Hally: coniugazione trepida e pervicace di elementi dissonanti, difesa ostinata di un ossimoro naturale filtrato attraverso un progetto materico dove fibre di vetro e lastre di plexiglass stimolano le finzioni, le ambiguità percettive e i doppi segnici di un suo falso e vero verde. La collezionista di erbari elenca con esattezza gli elementi strutturali del suo landscape: questi sono rovi, fiori di pioppo, semi, steli, le foglie del sottobosco, della vite vergine. Scelti, raccolti, sono essi naturalmente le metamorfosi dell’albero, i colori-ramarro delle stagioni.
La sensazione di “en plein air”, è virata dall’uso degli acrilici, per scambi mimetici con i prelievi naturali tra gli smerigli e le opacità luminose provocate dalle stratificazioni delle resine vetrose e del plexiglass.
Sono però ancora immagini calde, epifanie festose del mondo o ritagli appena perplessi di una qualche nostalgia edenica; quando l’investe il dubbio, un’interrogazione ansiosa dell’essere, sarà lo schermo di uso industriale con la sua luce fredda, quasi astratta, dove gli scavi, i graffi, le ondulazioni, le gocce condensate della resina stessa replicano le movenze di tracce arboree, moltiplicando gli effetti d’artificio, mimando nel gesto cromatico gli sprazzi o i reticoli segnici, a risucchiare le apparenze del “trascolorare”.
Nella luce albagica dei plexi, la bellezza dell’erbario si allontana costretta a un gioco di specchi: mirror, appunto, essa stessa.
Possono tornare sì colore, stagioni, gioia di vivere, ma portandosi addietro, come nelle ultime opere di Lynn Hally, cartilagini, abrasioni, innesti materici devianti, come spurghi e ferite della linfa vitale. Quale è più il colore del mondo, quali i segni originari di questo falso e vero verde? Le foglie di “Trittico”possono sospendersi di nuovo nette, profilo garante di una nuova stagione, ma è la pittura ormai che incalzandone il disegno, le nutre offrendo loro, forse, una verità più durevole in quel nuovo landscape che è anche adesso il loro schermo-prigione.

Foto: Roberto Goffi
in memoria di Giancarlo Salzano
- Cookie Policy -