in memoria di Giancarlo Salzano
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Carlo Viano
Progetti infedeli

Testo di Carlo Viano

Il foglio è il campo.
La matita, i colori gli strumenti.
L'architettura, come storia, rappresenta l'orizzonte conoscitivo.
Le parole, i fonemi dei vari linguaggi architettonici sono gli elementi da usare.
La regola è l'affiorare alla memoria delle immagini che seguono ed inseguono il gesto meccanico del disegnare.
Il progettare è immanente, il senso sta nel gioco.

Questi giochi - lavori non si possono dire – cominciano nel 1971 con la ricerca sull'"architettura impossibile": progettare l'improgettabile, il non trasferibile nelle coordinate spaziali euclidee. Alla ricerca sul controllo grafico sull'improbabilità del risultato, è seguita un'attività basata unicamente sulla memoria dell'architettura e sull'esercizio grafico come fatto gestuale da eseguirsi in condizioni di astanza.

Il senso sta nel gioco, il gioco nel giocare.
Lo strumento traccia un segno sul foglio, il campo dell'azione. Poi s'arresta. S'interroga sulle infinite strade da seguire.
Un'immagine affiora dai meandri della memoria.
Il gesto la segue. Ma nel farsi fa affiorare altre immagini che rincorre inseguendo la prima.
Ogni segno è prodotto da un gesto che insegue un'immagine che nel prodursi annulla.
La torre di babele, il regno dell'afasia prende forma.

Foto: Roberto Goffi
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